MODELLO 3D DELLE FRANE · GUIDA AI PROCESSI DEL MODELLO 3D
Frane: tipologie, inneschi e fattori
Schede qualitative a scopo divulgativo e didattico. La classificazione segue Varnes (1978), Cruden e Varnes (1996) e l’aggiornamento di Hungr, Leroueil e Picarelli (2014). Il paesaggio del modello è inventato: tempi, spostamenti e dimensioni sono compressi per renderli visibili e non sostituiscono indagini, monitoraggi o progetti reali.
Classificazione delle frane
Una frana è il movimento di una massa di roccia, detrito o terra lungo un versante sotto l’azione della gravità. Varnes (1978) la classifica in base al tipo di movimento (crollo, ribaltamento, scivolamento, espansione laterale, colata) e al materiale coinvolto (roccia, detrito, terra), con una classe per i movimenti complessi. Hungr et al. (2014) mantengono lo schema dei tipi di movimento, ridefiniscono i materiali con termini geotecnici (roccia, argilla, limo, sabbia, ghiaia, detrito, fango, torba, ghiaccio) e aggiungono le deformazioni di versante, che comprendono creep e deformazioni gravitative profonde.
Tipi di movimento
Crollo
Ribaltamento
Scivolamento (rotazionale o traslativo)
Espansione laterale
Colata
Deformazione di versante (Hungr et al. 2014)
Materiali (Varnes 1978)
Roccia
Detrito (prevalenza di frazione grossolana)
Terra (prevalenza di frazione fine)
Classi di velocità
Classe
Descrizione
Velocità
7
Estremamente rapida
oltre 5 m/s
6
Molto rapida
da 3 m/min a 5 m/s
5
Rapida
da 1,8 m/h a 3 m/min
4
Moderata
da 13 m/mese a 1,8 m/h
3
Lenta
da 1,6 m/anno a 13 m/mese
2
Molto lenta
da 16 mm/anno a 1,6 m/anno
1
Estremamente lenta
meno di 16 mm/anno
Fonte: Cruden D.M., Varnes D.J. (1996). Landslide types and processes. In: Turner A.K., Schuster R.L. (a cura di), Landslides: Investigation and Mitigation. Transportation Research Board, Special Report 247, pp. 36–75.
Fattori predisponenti e fattori di innesco
Una frana avviene quando fattori predisponenti, presenti da tempo nel versante, si combinano con un fattore di innesco che agisce in un momento preciso.
Fattori predisponenti
Litologia
Argille, marne, flysch e rocce alterate hanno resistenza al taglio bassa e spesso decrescente nel tempo; le alternanze di livelli permeabili e impermeabili concentrano l’acqua ai contatti.
Assetto strutturale
Giacitura degli strati (franapoggio o reggipoggio), famiglie di fratture, faglie e zone tettonizzate determinano le superfici lungo cui la massa può staccarsi.
Pendenza e forma del versante
Versanti ripidi, alti o concavi (impluvi) aumentano le azioni destabilizzanti e concentrano i deflussi.
Coltri e alterazione
Coperture eluvio-colluviali, detritiche o piroclastiche poggiano su un substrato diverso: il contatto è una superficie di debolezza e di accumulo dell’acqua.
Circolazione idrica sotterranea
Falde sospese, sorgenti e livelli acquiferi controllano la pressione dell’acqua nei pori (pressione neutra) e quindi la resistenza efficace.
Uso del suolo e vegetazione
Le radici rinforzano i primi metri di suolo e la vegetazione intercetta e consuma acqua; disboscamento, incendi e abbandono dei terrazzamenti e delle opere di regimazione riducono queste difese.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungata
L’infiltrazione satura il terreno e fa salire la falda: aumentano le pressioni neutre e diminuisce la resistenza al taglio. Le piogge brevi e intense innescano soprattutto frane superficiali e colate; quelle prolungate le frane più profonde.
Terremoto
Le accelerazioni sismiche aggiungono forze cicliche e possono far crescere rapidamente le pressioni neutre fino alla liquefazione nei terreni sabbiosi saturi. Crolli e frane superficiali disgregate sono tra i fenomeni più frequenti durante i terremoti (Keefer 1984).
Erosione al piede
Fiumi, torrenti e mare asportano il materiale alla base del versante e tolgono il contrasto che lo sostiene.
Sovraccarico
Riporti, rilevati, edifici e depositi in testata aumentano le forze che spingono la massa verso valle.
Scavi e sbancamenti
Tagli stradali ed edilizi al piede o a metà versante aumentano la pendenza locale e possono rendere affioranti superfici di scivolamento.
Uso del suolo e impermeabilizzazione
Asfalto e cemento riducono l’infiltrazione e aumentano il deflusso superficiale; se l’acqua raccolta da strade e tetti viene scaricata sul versante, si concentra in pochi punti, erode e satura il terreno proprio dove è più vulnerabile. Disboscamento, abbandono dei terrazzamenti e mancata manutenzione di fossi e drenaggi hanno effetti simili.
Perdite di reti idriche e fognarie
Perdite continue di acquedotti e fognature alimentano la falda nei versanti urbanizzati anche in assenza di piogge.
Fusione nivale, gelo e disgelo
La fusione rapida del manto nevoso fornisce acqua per giorni, spesso su suolo già saturo; nelle fratture della roccia l’acqua che gela aumenta di volume e le allarga a ogni ciclo di gelo e disgelo.
Incendi e disboscamento
Dopo un incendio il suolo perde copertura e coesione delle radici e diventa meno permeabile in superficie: aumentano deflusso, erosione e colate.
Variazioni rapide del livello dell’acqua
Il riempimento e lo svaso rapido di un invaso o il calo di una piena modificano le pressioni dell’acqua nelle sponde.
innesco tipico · può contribuire · ruolo raro o indiretto
TIPOLOGIA 01 · CROLLI
Crollo
Distacco di blocchi da pareti ripide lungo discontinuità; la massa si muove soprattutto in aria per caduta libera, rimbalzi e rotolamento, con scorrimento trascurabile sulla superficie di distacco.
Materiali Roccia; più raramente detrito o terraVelocità Estremamente rapida (classe 7)
Varnes (1978)
Crollo (fall) in roccia, detrito o terra
Hungr et al. (2014)
Crollo di roccia o di ghiaccio; crollo di massi, detrito o limo (rock fall, boulder/debris/silt fall)
Termine inglese
Fall (rock fall, boulder fall, debris fall)
Meccanismo
Le discontinuità (giunti, stratificazione, fratture) isolano blocchi su pareti sub-verticali o aggettanti.
Il blocco si stacca per rottura dei ponti di roccia residui, per breve scivolamento o per ribaltamento.
La traiettoria alterna caduta libera, rimbalzi e rotolamento; l’energia si dissipa negli urti e per attrito.
I blocchi si fermano al piede formando falde e coni detritici; distanza e dispersione dipendono da forma e dimensione dei blocchi, dal profilo del versante e dal tipo di suolo.
Fattori predisponenti
Pareti ripide in roccia fratturata, con famiglie di discontinuità persistenti e orientate sfavorevolmente.
Degradazione della roccia per cicli di gelo e disgelo, escursioni termiche, alterazione chimica.
Scalzamento di livelli più teneri sotto bancate rigide (erosione differenziale).
Fratture di detensionamento parallele alla parete.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico L’acqua nelle fratture esercita spinte e riduce l’attrito sui giunti.
Terremotoinnesco tipico Le scosse sono tra gli inneschi più frequenti dei crolli.
Fusione nivale, gelo e disgeloinnesco tipico Il ghiaccio nelle fratture agisce come un cuneo durante i cicli di gelo e disgelo.
Erosione al piedepuò contribuire Fiumi e mare scalzano la base delle pareti.
Scavi e sbancamentipuò contribuire Tagli stradali, vibrazioni ed esplosivi possono liberare blocchi già instabili.
Sovraccaricoruolo raro o indiretto Carichi concentrati sul ciglio della parete (rilevati, edifici, depositi) aumentano le sollecitazioni sui blocchi già isolati dalle fratture.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneruolo raro o indiretto Le acque di strade e piazzali scaricate sul ciglio della parete si infiltrano nelle fratture e ne aumentano la spinta.
Segni premonitori
Caduta frequente di frammenti e piccoli blocchi, pietre fresche al piede.
Fratture che si aprono progressivamente; blocchi in aggetto o separati dalla parete.
Rumori e polvere dalla parete; il preavviso è comunque spesso molto breve.
Monitoraggio
Rilievo geomeccanico delle discontinuità e catasto dei blocchi instabili.
Fessurimetri ed estensimetri sulle fratture principali.
Laser scanner terrestre e fotogrammetria da drone per confronti nel tempo.
Interferometria radar da terra sulle pareti attive; sensori sismici per registrare i distacchi.
Mitigazione e difesa
Disgaggio controllato dei blocchi instabili.
Chiodature, bulloni, tiranti e reti in aderenza rinforzate.
Barriere paramassi a dissipazione di energia, valli e rilevati paramassi, gallerie paramassi.
Bosco di protezione e perimetrazione delle aree di arresto con limitazioni d’uso.
Innesco: Terremoto (onde sismiche dal marcatore «Terremoto»); predisponente: fratturazione della rupe calcarea.
Nove blocchi si staccano dalla rupe, cadono, rimbalzano e rotolano fino all’accumulo; le traiettorie restano tracciate. La barriera paramassi è un’opera di mitigazione.
Scena A: Cavallerizzo di Cerzeto (CS) — capitolo 05 «Crollo» · apri nel 3D
Circa 0,30 milioni di m³ di roccia si sono staccati dalla parete subverticale nord-orientale della placca di San Leo e sono caduti nella valle sottostante, con un boato avvertito come un terremoto e una nube di polvere. Nessun ferito; resta il rischio per il borgo e la fortezza.
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Keefer D.K. (1984); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 02 · RIBALTAMENTI
Ribaltamento
Rotazione in avanti, verso valle, di colonne o lastre di roccia attorno a un punto o a un asse posto sotto il loro baricentro. Può evolvere in crollo.
Materiali Roccia; anche terreni coesivi in scarpateVelocità Da estremamente lenta a estremamente rapida
Varnes (1978)
Ribaltamento (topple) in roccia, detrito o terra
Hungr et al. (2014)
Ribaltamento di blocchi o flessionale in roccia; ribaltamento in ghiaia, sabbia o limo (rock block topple, flexural topple)
Termine inglese
Topple (rock block topple, flexural topple)
Meccanismo
Giunti sub-verticali persistenti, paralleli alla parete e immergenti verso l’interno del versante, isolano colonne o lastre.
Nel ribaltamento di blocchi le colonne ruotano rigidamente sul piede quando il baricentro esce dalla base d’appoggio.
Nel ribaltamento flessionale lastre sottili si flettono come mensole e si fratturano progressivamente, spesso lentamente.
Le fratture si aprono a cuneo, più larghe in alto; la colonna può alla fine cadere.
Fattori predisponenti
Rocce stratificate o colonnari con giunti sub-verticali a reggipoggio (immergenti verso monte).
Livelli teneri o erodibili alla base delle colonne.
Detensionamento delle pareti e alterazione lungo i giunti.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico L’acqua nelle fratture verticali esercita una spinta idrostatica sulla colonna.
Terremotoinnesco tipico Le accelerazioni orizzontali spingono le colonne oltre l’equilibrio.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione del piede riduce la base d’appoggio.
Fusione nivale, gelo e disgelopuò contribuire Il gelo nelle fratture allarga progressivamente le aperture.
Sovraccaricoruolo raro o indiretto Rilevati o edifici a ridosso del ciglio aumentano le spinte sulle colonne già isolate dai giunti.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneruolo raro o indiretto Acque concentrate da strade e superfici impermeabili che finiscono nelle fratture di trazione a tergo delle colonne aumentano la spinta idrostatica.
Segni premonitori
Colonne che si inclinano progressivamente verso valle.
Fratture beanti a cuneo in sommità; fessure di trazione a monte della parete.
Caduta di frammenti dalla parte alta delle colonne.
Monitoraggio
Fessurimetri e distometri sulle fratture di sommità.
Inclinometri da parete (clinometri) sulle colonne.
Laser scanner, fotogrammetria e radar da terra.
Mitigazione e difesa
Tiranti e ancoraggi che vincolano le colonne alla roccia stabile.
Sottomurazioni e contrafforti al piede; protezione dall’erosione.
Drenaggio delle fratture; disgaggio controllato delle colonne instabili e barriere a valle.
Il borgo sorge su una rupe di tufo del vulcano di Bolsena (Vulsini) appoggiata su argille fragili. Frane ripetute fanno arretrare le pareti e minacciano l'esistenza stessa della «città che muore».
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 03 · SCIVOLAMENTI
Scivolamento rotazionale
La massa scivola su una superficie di rottura curva, concava verso l’alto, ruotando attorno a un asse orizzontale trasversale alla direzione del movimento: la testata si abbassa e si inclina verso monte, il piede si rigonfia.
Materiali Terreni coesivi (argille, limi), rocce tenere o molto fratturateVelocità Da estremamente lenta a rapida; spesso lenta, con accelerazioni dopo le piogge
Varnes (1978)
Scivolamento rotazionale (slump) in roccia, detrito o terra
Hungr et al. (2014)
Scivolamento rotazionale in roccia o in argilla e limo (rock / clay-silt rotational slide)
Si forma una superficie di taglio a forma di cucchiaio in materiali relativamente omogenei.
La testata si ribassa lungo la scarpata principale e ruota all’indietro, creando contropendenze dove l’acqua ristagna.
Il piede sovrascorre il pendio a valle e si rigonfia; possono formarsi scivolamenti secondari annidati.
Il movimento tende a riequilibrare il versante, ma l’acqua e l’erosione al piede possono riattivarlo.
Fattori predisponenti
Argille, limi, argilliti o rocce alterate con bassa resistenza al taglio.
Falda prossima alla superficie e scarso drenaggio.
Versanti alti o con piede esposto all’erosione.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Piogge prolungate fanno risalire la falda: le pressioni neutre crescono e la resistenza efficace diminuisce.
Erosione al piedeinnesco tipico Il fiume asporta il piede e toglie il contrasto alla massa.
Terremotopuò contribuire Un terremoto può innescare un nuovo scivolamento o riattivarne uno esistente, soprattutto con falda alta.
Sovraccaricopuò contribuire Riporti ed edifici in testata aumentano le forze destabilizzanti.
Uso del suolo e impermeabilizzazionepuò contribuire Scarichi di strade e tetti convogliati sul versante e perdite delle reti alimentano la falda nel corpo di frana; il disboscamento riduce il consumo d’acqua della vegetazione.
Scavi e sbancamentipuò contribuire Sbancamenti al piede per strade o edifici.
Perdite di reti idriche e fognariepuò contribuire Perdite continue di reti idriche e fognarie.
Variazioni rapide del livello dell’acquapuò contribuire Lo svaso rapido di un invaso lascia le sponde sature senza la spinta dell’acqua.
Segni premonitori
Fratture di trazione ad arco a monte (coronamento) e gradini nel terreno.
Alberi e pali inclinati verso monte nella testata; contropendenze con ristagni.
Rigonfiamenti al piede, emergenze d’acqua e zone umide.
Fessure in muri, pavimentazioni e edifici; rotture di tubazioni; porte e finestre che non chiudono.
Monitoraggio
Inclinometri per individuare la profondità della superficie di scorrimento.
Piezometri per misurare le pressioni neutre.
GNSS e stazioni totali per gli spostamenti superficiali; estensimetri sulle fratture.
Interferometria radar satellitare per i movimenti lenti; pluviometri e soglie per l’allerta.
Mitigazione e difesa
Drenaggi superficiali e profondi: trincee drenanti, dreni suborizzontali, pozzi drenanti.
Riprofilatura: scarico della testata e rinfianco (berma) al piede.
Opere di sostegno fondate sotto la superficie di scorrimento (paratie di pali, muri su pali).
Difese spondali contro l’erosione; controllo delle perdite di reti; divieto di sovraccarichi in testata.
Innesco: Piogge prolungate con falda alta, erosione al piede del fiume, sovraccarico in testata.
Il corpo di frana ruota di circa 15° sulla superficie di rottura curva; poi si apre in vista esplosa, strato per strato, mostrando la superficie di rottura.
Scena A: Cavallerizzo di Cerzeto (CS) — capitolo 07 «Scivolamento rotazionale» · apri nel 3D
Dopo diversi giorni di movimenti preliminari il versante è collassato rapidamente: area di 0,3 km², percorso di 1,2 km, volume stimato di circa 10 milioni di m³. Circa 2.300 abitanti evacuati e forti danni economici.
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Terzaghi K. (1950); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 04 · SCIVOLAMENTI
Scivolamento traslativo
La massa scivola con rotazione limitata lungo una superficie più o meno piana: un giunto di strato, una faglia, il contatto tra coltre e substrato.
Materiali Roccia, detrito, terraVelocità Da estremamente lenta a estremamente rapida
Varnes (1978)
Scivolamento traslativo (rock slide, debris slide, earth slide, anche a blocchi)
Hungr et al. (2014)
Scivolamento planare, a cuneo, composto o irregolare in roccia; scivolamento planare in argilla e limo; scivolamento di ghiaia, sabbia o detrito
In roccia la condizione tipica è uno strato a franapoggio: la superficie di discontinuità immerge nello stesso verso del versante, meno inclinata del pendio e più inclinata del suo angolo d’attrito, e affiora sul versante.
La massa trasla come una lastra e spesso si frammenta durante il moto.
Se la superficie è continua e inclinata il movimento può proseguire a lungo e accelerare.
Superfici a gradini o a cuneo (due famiglie di discontinuità) danno scivolamenti composti o a cuneo.
Fattori predisponenti
Giacitura a franapoggio; interstrati argillosi o superfici a bassa resistenza.
Contatto netto tra coltre permeabile e substrato poco permeabile.
Tagli artificiali che rendono affiorante la superficie di scivolamento.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico L’acqua in pressione lungo la superficie di strato riduce la resistenza.
Scavi e sbancamentiinnesco tipico Un taglio stradale al piede «apre» lo strato a franapoggio.
Terremotopuò contribuire Le accelerazioni sismiche si sommano alla componente del peso parallela al pendio.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione rimuove il contrasto al piede della lastra.
Sovraccaricopuò contribuire Riporti, rilevati ed edifici sulla parte alta della lastra aumentano la spinta verso valle.
Uso del suolo e impermeabilizzazionepuò contribuire Acque di strade e piazzali scaricate sul versante si infiltrano lungo i giunti e mettono in pressione la superficie di strato.
Fusione nivale, gelo e disgelopuò contribuire Apporti d’acqua prolungati in primavera.
Segni premonitori
Fratture di trazione rettilinee e parallele al versante; aperture lungo i fianchi.
Acqua che fuoriesce lungo la traccia della superficie al piede.
Cedimenti e fessure su strade e muri.
Monitoraggio
Inclinometri, piezometri ed estensimetri.
GNSS e interferometria radar satellitare; in roccia anche radar da terra e microsismica.
Mitigazione e difesa
Drenaggi profondi e regimazione delle acque.
Tiranti e ancoraggi attivi, chiodature, rinforzo al piede.
Progettare le strade evitando tagli a franapoggio; riprofilatura del versante.
Innesco: Acqua sotterranea lungo il giunto di strato a franapoggio, dopo le piogge; predisponenti: giacitura e pendenza.
Una lastra di flysch scivola di circa 15 m sul giunto di strato inclinato come il versante, poi si apre in vista esplosa.
Scena A: Cavallerizzo di Cerzeto (CS) — capitolo 08 «Scivolamento traslativo» · apri nel 3D
Scena B: Vajont 1963 — capitolo 03–05 «Ore 22:39: la frana» · apri nel 3D
Innesco: Evento reale: un’antica frana del Monte Toc, riattivata dopo il riempimento del serbatoio, si muove per circa tre anni con velocità legate al livello del lago e collassa il 9 ottobre 1963.
Esempio reale ricostruito su DTM e ortofoto: la massa del Monte Toc scivola nel lago lungo strati a franapoggio con interstrati argillosi, l’onda scavalca la diga e raggiunge Longarone (capitoli 03–05 della scena B).
Casi noti
Vajont, 9 ottobre 1963: circa 270 milioni di m³ di roccia scivolarono dal Monte Toc nel lago artificiale lungo superfici di strato con livelli argillosi; l’onda superò la diga e distrusse Longarone e altri abitati, con quasi duemila vittime.
Una massa enorme si staccò dal versante settentrionale del Monte Toc e scivolò nel lago del Vajont: l'onda superò la diga e distrusse Longarone e i paesi della valle del Piave. Una frana antica era stata riconosciuta sul versante sinistro già dal 1959.
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008); Semenza E., Ghirotti M. (2000); Genevois R., Ghirotti M. (2005); Hendron A.J., Patton F.D. (1985) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 05 · ESPANSIONI LATERALI E DEFORMAZIONI DI VERSANTE
Espansione laterale e DGPV
Una massa rigida si estende lateralmente, si frattura in blocchi e affonda in un livello sottostante che si deforma plasticamente o fluisce. Le deformazioni gravitative profonde di versante (DGPV) coinvolgono interi versanti per spessori di decine o centinaia di metri.
Materiali Placca rigida (roccia, terreno coesivo) su livello duttile (argille, marne, sabbie sature)Velocità Espansioni in roccia e DGPV: da estremamente lenta a lenta. Espansioni per liquefazione o in argille sensitive: fino a estremamente rapida
Varnes (1978)
Espansione laterale (lateral spread) in roccia, detrito o terra
Hungr et al. (2014)
Espansione di versante in roccia, espansione per liquefazione, espansione in argille sensitive; le DGPV rientrano nelle deformazioni di versante (rock slope deformation)
Il livello inferiore (argille, marne) si deforma sotto il peso della placca rigida e la spinge lateralmente.
La placca si apre in blocchi separati da trincee e fosse; i blocchi si abbassano, ruotano e si allontanano.
Non esiste una superficie di taglio basale netta ma una zona di deformazione plastica; nelle sabbie sature il fenomeno è legato alla liquefazione durante un terremoto.
Nelle DGPV i movimenti sono lentissimi e prolungati nel tempo: trincee, doppie creste, contropendenze e rigonfiamenti al piede; possono preparare grandi frane in roccia.
Scarpate ripide che lasciano libero il bordo della placca.
Sabbie sciolte e sature a bassa profondità (espansioni per liquefazione).
Per le DGPV: rilievi elevati, versanti lunghi, tettonica attiva e scarico tensionale.
Fattori di innesco
Terremotoinnesco tipico Scuote la placca e può liquefare le sabbie sature.
Pioggia intensa o prolungatapuò contribuire L’acqua nel livello plastico ne riduce ulteriormente la resistenza.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione del livello plastico al piede della scarpata libera il movimento.
Sovraccaricopuò contribuire Il peso di rilevati, edifici o nuovi depositi sulla placca aumenta lo schiacciamento del livello plastico sottostante.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneruolo raro o indiretto Acque concentrate che si infiltrano nelle fratture della placca raggiungono il livello argilloso e ne riducono la resistenza.
Segni premonitori
Fratture e trincee beanti parallele al bordo della placca; blocchi ribassati.
Per le DGPV: trincee, doppie creste e contropendenze riconoscibili su modelli digitali del terreno e ortofoto; spostamenti lenti misurabili da satellite.
Monitoraggio
Interferometria radar satellitare per velocità di pochi millimetri all’anno su vaste aree.
GNSS, estensimetri sulle trincee, inclinometri profondi.
Rilievo geomorfologico da LiDAR.
Mitigazione e difesa
Per dimensione spesso non stabilizzabili: pianificazione e vincoli d’uso, monitoraggio e allerta.
Drenaggi e difese al piede contro l’erosione dove possibile.
Per la liquefazione: miglioramento dei terreni (addensamento, dreni, iniezioni).
La città sorge su una placca di tufo appoggiata su argille. La placca si deforma per detensionamento e tende a espandersi lateralmente: un caso classico italiano di espansione laterale in roccia.
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Dramis F., Sorriso-Valvo M. (1994) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 06 · COLATE
Colata detritica
Una miscela satura di detrito e acqua scorre in un canale preesistente (impluvio, torrente) con ondate successive, erode il fondo, aumenta di volume e si deposita sulla conoide.
Materiali Detrito saturo (dai blocchi al limo) e acquaVelocità Molto rapida o estremamente rapida
Varnes (1978)
Colata (flow) di detrito
Hungr et al. (2014)
Colata detritica (debris flow), distinta da colata di fango, piena detritica e valanga di detrito
Termine inglese
Debris flow
Meccanismo
Il materiale si mobilita nel bacino: frane superficiali che entrano nel canale o erosione del detrito d’alveo durante una piena.
La colata avanza a ondate; il fronte concentra i blocchi più grossi e spinge come un ariete.
Lungo il percorso erode fondo e sponde e ingloba altro materiale (incorporazione).
Dove la pendenza diminuisce e il canale si apre, sulla conoide, si deposita in lobi e argini laterali.
Fattori predisponenti
Bacini piccoli e ripidi con abbondante detrito mobilizzabile (coltri, falde detritiche, depositi di frane).
Canali incisi che incanalano la massa.
Versanti bruciati o disboscati.
Conoidi urbanizzate: l’esposizione trasforma il fenomeno in rischio.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Piogge brevi e molto intense (temporali), soprattutto su suolo già umido; si usano soglie intensità-durata (Caine 1980).
Terremotopuò contribuire Un terremoto può mobilitare detrito e frane nel bacino che le piogge successive trasformano in colate; da solo raramente innesca una colata detritica.
Erosione al piedepuò contribuire Durante le piene il torrente erode fondo e sponde e incorpora detrito; le frane di sponda per scalzamento possono alimentare la colata.
Uso del suolo e impermeabilizzazionepuò contribuire Strade e superfici impermeabili nel bacino aumentano e accelerano i deflussi verso il canale; attraversamenti e tombini sottodimensionati possono ostruirsi e deviare la colata.
Fusione nivale, gelo e disgelopuò contribuire Fusione rapida della neve con pioggia.
Incendi e disboscamentopuò contribuire Dopo un incendio bastano piogge meno intense.
Variazioni rapide del livello dell’acquapuò contribuire Svuotamento improvviso di laghi o di sbarramenti temporanei d’alveo.
Sovraccaricoruolo raro o indiretto Accumuli di detrito, riporti e discariche di inerti lungo il canale aumentano il materiale che la colata può prendere in carico.
Segni premonitori
Rumore cupo crescente e vibrazioni del suolo che si avvicinano.
Torbidità improvvisa o calo improvviso della portata del torrente mentre piove ancora (sbarramento a monte).
Tronchi e massi trasportati; il preavviso è di pochi minuti.
Monitoraggio
Pluviometri e radar meteorologico con soglie di allerta.
Idrometri, geofoni e sensori a filo lungo il canale; videocamere.
Sistemi di allarme collegati a semafori e sirene.
Mitigazione e difesa
Briglie selettive e vasche di deposito che trattengono i blocchi.
Canali di deflusso e argini; manutenzione degli alvei.
Rimboschimento e interventi post-incendio.
Pianificazione: non costruire nelle conoidi attive; allerta e piani di protezione civile.
Innesco: Temporale intenso sulla coltre in testata al canale; predisponente: pendenza.
La coltre si stacca, la colata corre nel canale con clasti in movimento (circa 18 m/s nell’animazione) e deposita cinque lobi sulla conoide abitata. Briglie e vasca di deposito sono le opere di mitigazione.
Scena A: Cavallerizzo di Cerzeto (CS) — capitolo 10 «Colata detritica» · apri nel 3D
Casi noti
Maggio 1998, Campania (Sarno, Quindici e comuni vicini): colate rapide nelle coltri piroclastiche dei rilievi carbonatici, innescate da piogge prolungate, con gravi perdite di vite umane.
Un temporale molto intenso sulla costa ionica a sud-ovest di Messina (225 mm in 7 ore a Santo Stefano di Briga) ha innescato numerose frane superficiali evolute in colate detritiche lungo i torrenti, fino ai centri abitati: 37 vittime (31 morti e 6 dispersi) e danni stimati vicino a 550 milioni di euro.
Riferimenti: Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Iverson R.M. (1997); Caine N. (1980); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 07 · COLATE
Colata lenta
Terreni argillosi rimaneggiati e saturi si muovono come una lingua allungata: zona di alimentazione a imbuto, canale di flusso e lobo al piede che avanza.
Materiali Argille e terreni plastici rimaneggiatiVelocità Da lenta a rapida: lunghe fasi lente con accelerazioni improvvise
Varnes (1978)
Colata (flow) di terra
Hungr et al. (2014)
Colata di terra (earthflow)
Termine inglese
Earthflow
Meccanismo
Il movimento avviene per scorrimento su superfici di taglio basali e laterali ben definite e per deformazione interna.
La zona di alimentazione arretra; il lobo al piede avanza e si allarga.
Le colate lente si riattivano spesso nella stagione umida e possono durare decenni.
Fattori predisponenti
Argille e argilliti tettonizzate o già coinvolte in frane precedenti.
Versanti lunghi a pendenza moderata con falda superficiale.
Scarsa regimazione delle acque superficiali.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Piogge prolungate e stagione umida mantengono alta la falda nel corpo argilloso: il movimento accelera nei mesi piovosi.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneinnesco tipico Scarichi stradali e di superfici impermeabili concentrati sul versante.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione del torrente al piede del lobo rimuove il contrasto e richiama il movimento.
Sovraccaricopuò contribuire Riporti e rilevati stradali sul corpo di frana ne aumentano il carico.
Perdite di reti idriche e fognariepuò contribuire Perdite di acquedotti e fognature.
Fusione nivale, gelo e disgelopuò contribuire Apporti d’acqua prolungati.
Scavi e sbancamentipuò contribuire Scavi e carichi su corpi di frana esistenti.
Terremotoruolo raro o indiretto Un terremoto può riattivare colate esistenti, ma l’innesco tipico è legato all’acqua.
Segni premonitori
Fratture e gradini nella zona di alimentazione.
Lobi e rigonfiamenti al piede che avanzano; fessure di taglio a scalini lungo i margini.
Strade e condotte deformate, alberi inclinati, ristagni d’acqua.
Monitoraggio
GNSS e stazioni totali robotizzate, inclinometri e piezometri.
Estensimetri a filo, interferometria radar, fotogrammetria da drone.
Mitigazione e difesa
Regimazione delle acque superficiali: fossi, canalette, raccolta e allontanamento degli scarichi stradali.
Trincee drenanti profonde.
Alleggerimento in testata e rinfianco al piede; opere su pali; manutenzione costante.
Una grande colata di terra che periodicamente ha distrutto case e campi e danneggiato la strada statale SS90 e la ferrovia Benevento-Foggia. La sua evoluzione è ricostruita in carte dal 1954 al 2010.
Riferimenti: Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 08 · SCIVOLAMENTI SUPERFICIALI CHE EVOLVONO IN COLATA
Frana superficiale
Scivolamento poco profondo della coltre sul substrato, innescato da piogge intense; la massa si disgrega e spesso si trasforma in colata.
Materiali Coltri di suolo e detrito, in genere di pochi metri o menoVelocità Rapida o estremamente rapida
Varnes (1978)
Scivolamento traslativo superficiale di detrito o terra che evolve in colata
Hungr et al. (2014)
Scivolamento di ghiaia, sabbia o detrito (debris slide) e valanga di detrito (debris avalanche)
La pioggia satura la coltre: si forma una falda sospesa al contatto con il substrato meno permeabile.
Le pressioni dell’acqua e il peso del terreno saturo superano la resistenza: la coltre scivola sul contatto.
La massa si disgrega e, se abbastanza acqua è disponibile, prosegue come colata o valanga di detrito.
Fattori predisponenti
Coltri sottili su substrato poco permeabile e pendenze elevate.
Impluvi concavi che concentrano l’acqua.
Perdita di vegetazione (incendi, disboscamento): le radici danno coesione ai primi metri di suolo.
Tagli stradali e terrazzamenti abbandonati.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Piogge intense o prolungate oltre le soglie di innesco intensità-durata saturano la coltre in poche ore.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneinnesco tipico Acqua concentrata da strade, cunette e superfici impermeabili scaricata sulla coltre; terrazzamenti abbandonati e non drenati.
Terremotopuò contribuire Le frane superficiali disgregate sono tra le più numerose nei terremoti.
Erosione al piedepuò contribuire Lo scalzamento al piede della coltre da parte di torrenti o di fossi stradali ne riduce il sostegno.
Incendi e disboscamentopuò contribuire Suolo bruciato e senza radici.
Scavi e sbancamentipuò contribuire Taglio stradale al piede della coltre.
Sovraccaricoruolo raro o indiretto Riporti di terra e materiali sui terrazzamenti o a monte della strada appesantiscono la coltre.
Segni premonitori
Piccole fessure nel suolo e acqua che sgorga dal versante durante la pioggia.
Piccoli smottamenti lungo le scarpate stradali.
Il preavviso è minimo: contano soglie di pioggia e sistemi di allertamento.
Monitoraggio
Pluviometri e soglie di allerta regionali.
Sensori di umidità del suolo e tensiometri.
Mappe di suscettibilità per individuare i versanti più esposti.
Mitigazione e difesa
Rinverdimento e ingegneria naturalistica (viminate, palificate, grate vive).
Gestione forestale e interventi post-incendio.
Regimazione delle acque stradali; reti e muri di sostegno locali; manutenzione dei terrazzamenti.
Una pioggia estrema tra Liguria orientale e Toscana settentrionale (468,8 mm in 6 ore a Brugnato, punta di 143,4 mm/h) ha innescato centinaia di frane superficiali e piene: 13 vittime in tutta l'area, 3 nel bacino di Vernazza, danni per circa 130 milioni di euro a Vernazza.
Riferimenti: Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Caine N. (1980); Iverson R.M. (2000); Keefer D.K. (1984) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 09 · DEFORMAZIONI DI VERSANTE
Creep (deformazione lenta)
Deformazione lenta e continua della parte superficiale del versante, senza una superficie di rottura definita; la velocità diminuisce con la profondità.
Materiali Suoli e coltri, soprattutto argillosiVelocità Estremamente lenta o molto lenta (millimetri o centimetri all’anno)
Varnes (1978)
Movimento estremamente lento compreso tra le colate (creep)
Hungr et al. (2014)
Deformazione di versante: creep del suolo e soliflusso (soil creep, solifluction)
Termine inglese
Soil creep, solifluction (slope deformation)
Meccanismo
Cicli di umidificazione ed essiccamento, gelo e disgelo e rigonfiamento delle argille spostano a ogni ciclo le particelle un poco verso valle.
Nei climi freddi il suolo saturo che scorre sopra uno strato gelato è detto soliflusso.
Il termine creep indica anche la deformazione lenta che può precedere la rottura di una frana: un’accelerazione progressiva è un segnale d’allarme.
Fattori predisponenti
Suoli argillosi espansivi e coltri spesse.
Pendenze moderate e climi con stagioni marcate.
Abbandono delle opere di drenaggio e dei terrazzamenti.
Fattori di innesco
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Non c’è un singolo evento: l’alternanza stagionale di acqua e temperatura mantiene il movimento; piogge e falda alta lo accelerano.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione al piede del versante ne aumenta la pendenza e accelera la deformazione.
Sovraccaricopuò contribuire Rilevati, muri ed edifici costruiti su coltri in creep ne aumentano la deformazione.
Uso del suolo e impermeabilizzazionepuò contribuire Scarichi concentrati e perdite delle reti mantengono la coltre umida e accelerano il movimento; l’abbandono dei drenaggi e dei terrazzamenti ha lo stesso effetto.
Fusione nivale, gelo e disgelopuò contribuire Gelo e disgelo nei climi freddi (soliflusso).
Terremotoruolo raro o indiretto Non è un innesco tipico; le scosse possono accelerare per breve tempo la deformazione o farla evolvere in frana.
Segni premonitori
Alberi con il tronco curvo alla base, piegato verso valle e poi raddrizzato.
Pali, recinzioni e lapidi inclinati; muri di sostegno ruotati e fessurati.
Strade ondulate, tubazioni rotte, rigonfiamenti del suolo.
Monitoraggio
Inclinometri ed estensimetri.
GNSS e interferometria radar per velocità di millimetri all’anno.
Rilievi ripetuti di pali, muri e riferimenti fissi.
Mitigazione e difesa
Drenaggio e regimazione delle acque.
Opere di sostegno e fondazioni ancorate sotto la zona in movimento.
Il centro storico, su un rilievo del fronte esterno dell'Appennino, è stato abbandonato per i movimenti franosi e oggi è un «paese fantasma». La carta geomorfologica mostra frane e forme di erosione diffuse sui versanti dell'abitato.
Riferimenti: Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014); Highland L.M., Bobrowsky P. (2008) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 10 · MOVIMENTI COMPLESSI
Frana complessa
Movimento che combina due o più tipi principali, in sequenza nel tempo o in parti diverse della massa: per esempio uno scivolamento che, disgregandosi, prosegue come colata.
Materiali QualsiasiVelocità Variabile secondo le fasi del movimento
Varnes (1978)
Classe dei movimenti complessi: combinazione di due o più tipi principali
Hungr et al. (2014)
Il tipo si attribuisce al meccanismo prevalente; le trasformazioni lungo il percorso si descrivono con i nomi dei tipi coinvolti
Termine inglese
Complex landslide
Meccanismo
Nella zona di distacco prevale un tipo di movimento (spesso scivolamento rotazionale o traslativo, oppure crollo).
Lungo il percorso la massa si disgrega, ingloba acqua e materiale e cambia comportamento (colata, valanga di detrito).
Varnes (1978) e Cruden e Varnes (1996) prevedono la classe complessa; Cruden e Varnes raccomandano di nominare i tipi nell’ordine in cui avvengono (per esempio «scivolamento rotazionale – colata»).
Fattori predisponenti
Alternanze di litologie diverse (rocce competenti su argille).
Pioggia intensa o prolungatainnesco tipico Piogge prolungate fanno risalire la falda nella zona di distacco; l’acqua disponibile favorisce poi la trasformazione della massa disgregata in colata.
Terremotopuò contribuire Un terremoto può avviare il movimento iniziale (scivolamento o crollo), che lungo il percorso cambia tipo.
Erosione al piedepuò contribuire L’erosione fluviale al piede toglie il sostegno alla zona di distacco e può riattivare corpi di frana esistenti.
Sovraccaricopuò contribuire Riporti ed edifici nella zona di distacco aumentano le forze destabilizzanti, come negli scivolamenti.
Uso del suolo e impermeabilizzazionepuò contribuire Acque concentrate da strade e tetti e perdite delle reti nella zona di distacco aumentano le pressioni neutre.
Scavi e sbancamentipuò contribuire Scavi, carichi e scarichi d’acqua nella zona di distacco o al piede.
Segni premonitori
Combinazione dei segni dei tipi coinvolti: fratture in testata, rigonfiamenti, venute d’acqua, deformazioni di strade e edifici.
Monitoraggio
Reti integrate (GNSS, inclinometri, piezometri, interferometria radar, estensimetri) con soglie di allerta per ogni settore del corpo di frana.
Mitigazione e difesa
Interventi combinati: drenaggi, opere di sostegno, regimazione, pianificazione e allerta.
Nel modello 3D
Paesaggio inventato — capitolo 12 (rimando) · apri nel 3D
Innesco: Rimando: nel paesaggio la trasformazione da scivolamento a colata si vede nella frana superficiale (cap. 12) e nella sorgente della colata detritica (cap. 10).
Il capitolo 12 mostra la coltre che scivola e prosegue come colata sulla strada.
Scena A: Cavallerizzo di Cerzeto (CS) — capitolo 14 «Evento reale: 7 marzo 2005» · apri nel 3D
Innesco: Evento reale ricostruito sul modello digitale del terreno dell’area.
Il movimento di Cavallerizzo del 7 marzo 2005, rappresentato come scivolamento che evolve in colata (capitolo 14 della scena A).
Casi noti
Cavallerizzo di Cerzeto (Cosenza), 7 marzo 2005: il movimento ha coinvolto la frazione; nel modello (scena A) è rappresentato come scivolamento evoluto in colata sul modello digitale del terreno dell’area.
Una frana complessa ha colpito l'abitato di Cavallerizzo, frazione di Cerzeto, sul versante occidentale della valle del Crati. Il paese è stato abbandonato e ricostruito altrove (Cavallerizzo nuova, località Pianette).
Riferimenti: Varnes D.J. (1978); Cruden D.M., Varnes D.J. (1996); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014) (testi completi in Bibliografia).
TIPOLOGIA 11 · FRANE SOTTOMARINE
Frana sottomarina e tsunami
Frane su scarpate continentali, delta, canyon e fianchi di isole vulcaniche: possono mobilitare volumi enormi anche su pendenze di pochi gradi. Se la massa si muove abbastanza velocemente sposta l’acqua e genera uno tsunami.
Materiali Sedimenti marini; fianchi di vulcani e scarpate roccioseVelocità Variabile: da lenta a estremamente rapida; le frane rapide sono le più efficaci nel generare onde
Varnes (1978)
Nessuna classe a sé: si applicano i tipi di movimento a materiali e ambiente sottomarini
Hungr et al. (2014)
Nessuna classe a sé: scivolamenti, espansioni e colate in ambiente sottomarino (Masson et al. 2006)
Termine inglese
Submarine landslide; landslide-generated tsunami
Meccanismo
I tipi di movimento sono simili a quelli subaerei: scivolamenti, colate, correnti di torbida.
La massa in movimento solleva l’acqua davanti a sé e la richiama dietro: si forma un’onda che si propaga verso la costa.
L’altezza dell’onda dipende soprattutto da volume, velocità e profondità della frana; rispetto agli tsunami sismici le onde hanno periodo più breve, si attenuano di più con la distanza ma possono essere molto alte vicino alla sorgente.
Fattori predisponenti
Sedimenti giovani accumulati rapidamente e poco consolidati, con sovrapressioni dell’acqua nei pori.
Livelli deboli nel sottofondo marino; gas e idrati di gas nei sedimenti.
Pendii di delta, canyon e fianchi vulcanici instabili.
Fattori di innesco
Terremotoinnesco tipico Il terremoto è l’innesco più comune: scuote i sedimenti e fa crescere le pressioni dell’acqua nei pori dei livelli deboli.
Sovraccaricoinnesco tipico Rapido accumulo di sedimenti (piene fluviali, delta) e riporti costieri.
Erosione al piedepuò contribuire Correnti di fondo e correnti di torbida erodono il piede delle scarpate e dei canyon.
Variazioni rapide del livello dell’acquapuò contribuire Variazioni del livello del mare e dissociazione degli idrati di gas.
Pioggia intensa o prolungataruolo raro o indiretto Ruolo indiretto: le piene fluviali scaricano rapidamente sedimenti su delta e scarpate, accumuli che possono diventare instabili.
Uso del suolo e impermeabilizzazioneruolo raro o indiretto Ruolo indiretto: opere costiere, riporti a mare e dragaggi modificano carichi e pendenze delle scarpate vicine alla riva.
Segni premonitori
Sul fondale: fratture e cicatrici riconoscibili solo con rilievi batimetrici ripetuti.
Sulla costa: ritiro anomalo e improvviso del mare, rumore, onda anomala in arrivo. Se il mare si ritira bisogna allontanarsi subito verso zone elevate.
Monitoraggio
Batimetria multifascio ripetuta e sismica a riflessione.
Mareografi, sensori di pressione sul fondo e boe.
Sistemi di allerta tsunami e modelli numerici di scenario.
Mitigazione e difesa
Pianificazione costiera, cartografia delle aree inondabili e vie di fuga.
Allerta, evacuazione ed educazione della popolazione.
Limiti a riporti e dragaggi sulle scarpate sottomarine instabili.
Nel modello 3D
Scena C: frana sottomarina e tsunami — capitolo 04–07 «Il distacco» · apri nel 3D
Innesco: Sisma o sovraccarico sedimentario sulla scarpata superiore (capitolo 03 della scena C).
Modello sintetico, non un caso reale: circa 3 km³ di sedimenti si staccano dalla scarpata, generano uno tsunami che si propaga verso la costa, fa ritirare il mare e inonda il paese (capitoli 04–07 della scena C).
Casi noti
Storegga (Norvegia), circa 8.150 anni fa: una delle maggiori frane sottomarine conosciute; lo tsunami ha lasciato depositi lungo le coste del Mare del Nord.
Papua Nuova Guinea (Aitape), 17 luglio 1998: dopo un terremoto, una frana sottomarina generò uno tsunami locale con onde di oltre 10 m e più di 2.000 vittime.
Stromboli, 30 dicembre 2002: frane del fianco della Sciara del Fuoco, in parte sottomarine, generarono onde di alcuni metri sulle coste dell’isola.
Durante un'eruzione effusiva, due frane sul fianco nord-occidentale del vulcano (Sciara del Fuoco), una in gran parte sottomarina e una subaerea, hanno generato due tsunami: risalita massima oltre 10 m a Stromboli, effetti misurabili fino alla costa siciliana.
Riferimenti: Masson D.G., Harbitz C.B., Wynn R.B., Pedersen G., Løvholt F. (2006); Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014) (testi completi in Bibliografia).
Casi reali
Un caso documentato per tipologia: luogo, data, dati e fonti verificate, foto reali con autore e licenza. Le foto sono servite in locale.
CASO REALE · TIPOLOGIA 01 · CROLLO
Crollo della rupe di San Leo
San Leo, Rimini, Emilia-Romagna, Italia · 27 febbraio 2014, circa ore 18
Circa 0,30 milioni di m³ di roccia si sono staccati dalla parete subverticale nord-orientale della placca di San Leo e sono caduti nella valle sottostante, con un boato avvertito come un terremoto e una nube di polvere. Nessun ferito; resta il rischio per il borgo e la fortezza.
Placca rigida e fratturata (calcareniti e arenarie) sopra argille: l'acquifero nella placca alimenta sorgenti al contatto con le argille; l'erosione per sifonamento e i processi nelle argille scalzano la base della placca. Un sistema di giunti quasi verticali, parallelo alla parete, isola i blocchi che crollano.
Fonti
Borgatti L., Guerra C., Nesci O., Romeo R., Veneri F., Landuzzi A. et al. (2015). The 27 February 2014 San Leo landslide (northern Italy). Landslides, 12, 387-394. doi:10.1007/s10346-015-0559-4
Spreafico M., Francioni M., Cervi F., Stead D., Bitelli G., Ghirotti M. et al. (2015). Back Analysis of the 2014 San Leo Landslide Using Combined Terrestrial Laser Scanning and 3D Distinct Element Modelling. Rock Mechanics and Rock Engineering, 49, 2235-2251. doi:10.1007/s00603-015-0763-5
Ciampalini A., Raspini F., Frodella W. (2016). Back monitoring of the San Leo (northern Italy) rock cliff by means of SqueeSAR technique. Rendiconti Online della Società Geologica Italiana, 41, 227-230. doi:10.3301/rol.2016.135
Ribaltamenti e crolli della rupe di Civita di Bagnoregio
Bagnoregio, Viterbo, Lazio, Italia · processo continuo (da secoli)
Il borgo sorge su una rupe di tufo del vulcano di Bolsena (Vulsini) appoggiata su argille fragili. Frane ripetute fanno arretrare le pareti e minacciano l'esistenza stessa della «città che muore».
ribaltamento e crollo di pareti di tufo su argille (arretramento della rupe)
Interventi
consolidamenti a basso impatto ambientale (Margottini, 2013)
Divulgazione
Museo geologico e delle frane, progetto IPL 106-1 (Margottini e Di Buduo, 2016)
Volume
NON VERIFICATO (processo continuo, molti eventi)
Meccanismo
Le pareti di tufo, fratturate e scalzate al piede dall'erosione delle argille (calanchi), si separano in colonne che ruotano verso l'esterno (ribaltamento) e crollano. Gli interventi di consolidamento a basso impatto cercano di contenere il movimento della rupe.
Fonti
Margottini C. (2013). Low Environmental Impact Consolidation Works in the Rock Cliff of Civita di Bagnoregio (Central Italy). Landslide Science and Practice, 647-654. doi:10.1007/978-3-642-31319-6_82
Margottini C., Di Buduo G. (2016). The Geological and Landslides Museum of Civita di Bagnoregio (Central Italy). Landslides, 14, 435-445. doi:10.1007/s10346-016-0778-3
CASO REALE · TIPOLOGIA 03 · SCIVOLAMENTO ROTAZIONALE
Frana di Maierato
Maierato, Vibo Valentia, Calabria, Italia · 15 febbraio 2010, ore 14:30
Dopo diversi giorni di movimenti preliminari il versante è collassato rapidamente: area di 0,3 km², percorso di 1,2 km, volume stimato di circa 10 milioni di m³. Circa 2.300 abitanti evacuati e forti danni economici.
circa 10 milioni di m³ stimati (Gattinoni et al., 2011)
Evacuati
circa 2.300 abitanti
Innesco
pioggia cumulata dei 20 giorni precedenti, tempo di ritorno oltre 100 anni
Classificazione
scivolamento rotazionale e traslativo evoluto in colata (riattivazione)
Meccanismo
Riattivazione di un corpo di frana preesistente: scivolamento (rotazionale e traslativo) evoluto in colata. Innesco: forte aumento del livello della falda dopo la pioggia cumulata dei 20 giorni precedenti (tempo di ritorno oltre 100 anni), seguita a 4-5 mesi di piogge intense (circa il 150% della media).
Fonti
Gattinoni P., Scesi L., Arieni L., Canavesi M. (2011). The February 2010 large landslide at Maierato, Vibo Valentia, Southern Italy. Landslides, 9, 255-261. doi:10.1007/s10346-011-0296-2
Borrelli L., Antronico L., Gullà G., Sorriso-Valvo G. (2014). Geology, geomorphology and dynamics of the 15 February 2010 Maierato landslide (Calabria, Italy). Geomorphology, 208, 50-73. doi:10.1016/j.geomorph.2013.11.015
Conte E., Donato A., Pugliese L., Troncone A. (2018). Analysis of the Maierato landslide (Calabria, Southern Italy). Landslides, 15, 1935-1950. doi:10.1007/s10346-018-0997-x
Gattinoni P., Scesi L. (2013). Mechanism and Triggering Factors of the Maierato (VV) Landslide. Landslide Science and Practice, 169-176. doi:10.1007/978-3-642-31325-7_22
Il modello 3D del caso è ricostruito sul DTM reale: i volumi calcolati sul DTM (circa 2,4 milioni di m³ di distacco) sono inferiori alla stima di letteratura di circa 10 milioni di m³; la causa della differenza non è stata verificata.
CASO REALE · TIPOLOGIA 04 · SCIVOLAMENTO TRASLATIVO
Frana del Vajont
Erto e Casso / Longarone, Pordenone / Belluno, Friuli-Venezia Giulia / Veneto, Italia · 9 ottobre 1963
Una massa enorme si staccò dal versante settentrionale del Monte Toc e scivolò nel lago del Vajont: l'onda superò la diga e distrusse Longarone e i paesi della valle del Piave. Una frana antica era stata riconosciuta sul versante sinistro già dal 1959.
scivolamento traslativo in roccia (rockslide) con onda d'impulso
Volume
circa 260 milioni di m³ (didascalia della foto storica; il valore esatto varia tra le fonti)
Vittime
NON VERIFICATO in questa scheda (vedi fonti)
Meccanismo
Scivolamento traslativo lungo un piano di strati calcarei immersi verso valle (piano di scivolamento a «sedia»), riattivazione di una frana antica. La massa entrò nel lago generando un'onda d'impulso.
Fonti
Semenza E., Ghirotti M. (2000). History of the 1963 Vaiont slide: the importance of geological factors. Bulletin of Engineering Geology and the Environment, 59, 87-97. doi:10.1007/s100640000067
Crosta G., Imposimato S., Roddeman D. (2015). Landslide Spreading, Impulse Water Waves and Modelling of the Vajont Rockslide. Rock Mechanics and Rock Engineering, 49, 2413-2436. doi:10.1007/s00603-015-0769-z
CASO REALE · TIPOLOGIA 05 · ESPANSIONE LATERALE E DGPV
Espansione laterale della rupe di Orvieto
Orvieto, Terni, Umbria, Italia · processo continuo
La città sorge su una placca di tufo appoggiata su argille. La placca si deforma per detensionamento e tende a espandersi lateralmente: un caso classico italiano di espansione laterale in roccia.
espansione laterale (lateral spread) di una placca di tufo su argille
Modello
evoluzione tensionale ricostruita con modelli numerici FLAC (Bozzano et al., 2008)
Volume
NON VERIFICATO (processo continuo)
Meccanismo
Una placca rigida (tufo) su un substrato duttile (argille): il detensionamento della placca, legato all'evoluzione geologica del versante, apre fratture parallele al bordo e i blocchi marginali si separano e si abbassano.
Fonti
Bozzano F. et al. (2008). Stress–strain history from the geological evolution of the Orvieto and Radicofani cliff slopes (Italy). Landslides. doi:10.1007/s10346-008-0127-2
Messina (Giampilieri, Scaletta Zanclea), Messina, Sicilia, Italia · 1 ottobre 2009
Un temporale molto intenso sulla costa ionica a sud-ovest di Messina (225 mm in 7 ore a Santo Stefano di Briga) ha innescato numerose frane superficiali evolute in colate detritiche lungo i torrenti, fino ai centri abitati: 37 vittime (31 morti e 6 dispersi) e danni stimati vicino a 550 milioni di euro.
225 mm in 7 ore (pluviometro di Santo Stefano di Briga)
Vittime
37: 31 morti e 6 dispersi (Ardizzone et al., 2012)
Danni
vicino a 550 milioni di euro (Aronica et al., 2012)
Classificazione
frane superficiali evolute in colate detritiche (debris flow)
Meccanismo
Frane superficiali sui versanti ripidi, spesso legate a strade senza drenaggio e a terrazzamenti abbandonati, si incanalano nei torrenti effimeri e diventano colate detritiche veloci che erodono e depositano detrito negli abitati.
Fonti
Ardizzone F., Basile G., Cardinali M., Casagli N., Del Conte S., Del Ventisette C. et al. (2012). Landslide inventory map for the Briga and the Giampilieri catchments, NE Sicily, Italy. Journal of Maps, 8, 176-180. doi:10.1080/17445647.2012.694271
Aronica G., Brigandí G., Morey N. (2012). Flash floods and debris flow in the city area of Messina, north-east part of Sicily, Italy in October 2009: the case of the Giampilieri catchment. Natural Hazards and Earth System Sciences, 12, 1295-1309. doi:10.5194/nhess-12-1295-2012
Montaguto, Avellino, Campania, Italia · attiva da decenni; mappata dal 1954 al 2010
Una grande colata di terra che periodicamente ha distrutto case e campi e danneggiato la strada statale SS90 e la ferrovia Benevento-Foggia. La sua evoluzione è ricostruita in carte dal 1954 al 2010.
abitazioni, campi, strada SS90, ferrovia Benevento-Foggia
Monitoraggio
foto aeree, LiDAR, immagini satellitari, rilievi (Guerriero et al., 2013; Giordan et al., 2013)
Volume
NON VERIFICATO
Meccanismo
Colata lenta in terreni argillosi: il corpo avanza e si allarga con superfici inclinate all'indietro, creste laterali e faglie (normali, inverse e trascorrenti) che dipendono dalla forma del fondo e dei fianchi.
Fonti
Guerriero L., Revellino P., Coe J., Focareta M., Grelle G., Albanese V. et al. (2013). Multi-temporal Maps of the Montaguto Earth Flow in Southern Italy from 1954 to 2010. Journal of Maps, 9, 135-145. doi:10.1080/17445647.2013.765812
Giordan D., Allasia P., Manconi A., Baldo M., Santangelo M., Cardinali M. et al. (2013). Morphological and kinematic evolution of a large earthflow: The Montaguto landslide, southern Italy. Geomorphology, 187, 61-79. doi:10.1016/j.geomorph.2012.12.035
Vernazza, Monterosso al Mare, La Spezia, Liguria, Italia · 25 ottobre 2011
Una pioggia estrema tra Liguria orientale e Toscana settentrionale (468,8 mm in 6 ore a Brugnato, punta di 143,4 mm/h) ha innescato centinaia di frane superficiali e piene: 13 vittime in tutta l'area, 3 nel bacino di Vernazza, danni per circa 130 milioni di euro a Vernazza.
terrazzamenti abbandonati su substrato impermeabile
Meccanismo
Soil slip e colate detritiche nelle coperture sottili dei versanti ripidi, soprattutto sui terrazzamenti abbandonati su substrato poco permeabile; il detrito scende nei canali e invade i paesi.
Fonti
Cevasco A., Pepe G., Brandolini P. (2013). The influences of geological and land use settings on shallow landslides triggered by an intense rainfall event in a coastal terraced environment. Bulletin of Engineering Geology and the Environment, 73, 859-875. doi:10.1007/s10064-013-0544-x
D’Amato Avanzi G., Galanti Y., Giannecchini R., Bartelletti C. (2015). Shallow Landslides Triggered by the 25 October 2011 Extreme Rainfall in Eastern Liguria (Italy). Engineering Geology for Society and Territory - Volume 2, 515-519. doi:10.1007/978-3-319-09057-3_85
Andrea C., Pierluigi B., Claudia S., Ivano R. (2013). Relationships between geo-hydrological processes induced by heavy rainfall and land-use: the case of 25 October 2011 in the Vernazza catchment (Cinque Terre, NW Italy). Journal of Maps, 9, 289-298. doi:10.1080/17445647.2013.780188
CASO REALE · TIPOLOGIA 09 · CREEP (DEFORMAZIONE LENTA)
Craco, il paese abbandonato per frana
Craco, Matera, Basilicata, Italia · movimenti lenti e frane dal 1963 ad oggi
Il centro storico, su un rilievo del fronte esterno dell'Appennino, è stato abbandonato per i movimenti franosi e oggi è un «paese fantasma». La carta geomorfologica mostra frane e forme di erosione diffuse sui versanti dell'abitato.
movimenti lenti e frane su versanti argillosi (scelto per il creep: deformazione lenta)
Effetti
abbandono del centro storico
Volume
NON VERIFICATO
Meccanismo
Deformazioni lente e frane nei terreni argillosi e sabbiosi, legate al sollevamento tettonico quaternario e all'erosione delle acque correnti.
Fonti
Bentivenga M., Capolongo D., Palladino G., Piccarreta M. (2014). Geomorphological map of the area between Craco and Pisticci (Basilicata, Italy). Journal of Maps, 11, 267-277. doi:10.1080/17445647.2014.935501
Bentivenga M., Pescatore E., Piccarreta M., Gizzi F., Masini N., Giano S. (2024). Geoheritage and Geoconservation, from Theory to Practice: The Ghost Town of Craco (Matera District, Basilicata Region, Southern Italy). Sustainability, 16, 2761. doi:10.3390/su16072761
Il creep vero e proprio è difficile da fotografare: Craco è un caso reale di movimento lento documentato, ma le fonti verificate qui non quantificano la velocità.
Una frana complessa ha colpito l'abitato di Cavallerizzo, frazione di Cerzeto, sul versante occidentale della valle del Crati. Il paese è stato abbandonato e ricostruito altrove (Cavallerizzo nuova, località Pianette).
abitato evacuato e ricostruito altrove (delocalizzazione)
Volume
NON VERIFICATO in questa scheda
Meccanismo
Frana complessa controllata dall'assetto idrogeologico: livelli di falda, ricarica e portata delle sorgenti sono legati all'instabilità del versante (modelli di falda accoppiati alla stabilità, Gattinoni 2008).
Fonti
Gattinoni P. (2008). Parametrical landslide modeling for the hydrogeological susceptibility assessment: from the Crati Valley to the Cavallerizzo landslide (Southern Italy). Natural Hazards, 50, 161-178. doi:10.1007/s11069-008-9328-1
Ietto F., Conforti M., Tolomei C., Cianflone G. (2022). Village relocation as solution of the landslide risk, is it always the right choice? The case study of Cavallerizzo ghost village (Calabria, southern Italy). International Journal of Disaster Risk Reduction, 81, 103267. doi:10.1016/j.ijdrr.2022.103267
La scena 3D reale di Cavallerizzo (DTM 5 m, ortofoto, edifici) è in lavorazione e sarà collegata qui.
CASO REALE · TIPOLOGIA 11 · FRANA SOTTOMARINA E TSUNAMI
Frana sottomarina e tsunami di Stromboli
Stromboli (Lipari), Messina, Sicilia, Italia · 30 dicembre 2002, ore 13:15 e 13:23
Durante un'eruzione effusiva, due frane sul fianco nord-occidentale del vulcano (Sciara del Fuoco), una in gran parte sottomarina e una subaerea, hanno generato due tsunami: risalita massima oltre 10 m a Stromboli, effetti misurabili fino alla costa siciliana.
frane alle 13:15 e 13:23 ora locale (Tinti et al., 2005)
Periodo onde
circa 100 s; durata di ogni tsunami 5-7 min
Volume
NON VERIFICATO in questa scheda
Meccanismo
Frana sottomarina staccata vicino alla costa (riconosciuta confrontando batimetrie multibeam prima e dopo l'evento), seguita 7-8 minuti dopo da uno scivolamento subaereo; periodo dell'onda dell'ordine di 100 s, durata di ogni tsunami 5-7 minuti.
Fonti
Chiocci F., Romagnoli C., Tommasi P., Bosman A. (2008). The Stromboli 2002 tsunamigenic submarine slide: Characteristics and possible failure mechanisms. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 113. doi:10.1029/2007jb005172
Tinti S., Manucci A., Pagnoni G., Armigliato A., Zaniboni F. (2005). The 30 December 2002 landslide-induced tsunamis in Stromboli: sequence of the events reconstructed from the eyewitness accounts. Natural Hazards and Earth System Sciences, 5, 763-775. doi:10.5194/nhess-5-763-2005
Zaniboni F., Armigliato A., Pagnoni G., Tinti S. (2014). Continental margins as a source of tsunami hazard: The 1977 Gioia Tauro (Italy) landslide–tsunami investigated through numerical modeling. Marine Geology, 357, 210-217. doi:10.1016/j.margeo.2014.08.011
La scena 3D «tsunami» è un modello sintetico (simulazione a acque basse), non una ricostruzione di Stromboli; Gioia Tauro 1977 (Zaniboni et al., 2014) è un caso calabrese di frana sottomarina con tsunami.
Il modello mostra una valle fluviale con un paese sul terrazzo, versanti argillosi, una rupe calcarea fratturata e un canale torrentizio con la sua conoide.
Pericolosità: probabilità che una frana di una certa intensità avvenga in un’area e in un periodo di tempo.
Suscettibilità: propensione di un versante a franare in base ai fattori predisponenti, senza indicazione del tempo.
Rischio: combinazione di pericolosità, vulnerabilità (quanto un bene viene danneggiato) ed esposizione (persone, edifici e infrastrutture presenti), secondo lo schema di Varnes (1984).
Lo stesso fenomeno è un rischio elevato in una conoide abitata e un rischio basso in un versante disabitato.
Pioggia, deflusso e impermeabilizzazione
La pioggia che non si infiltra scorre in superficie lungo le linee di massima pendenza. Il cemento e l’asfalto la concentrano e la accelerano.
Sui suoli naturali una parte della pioggia si infiltra e una parte scorre; sulle superfici impermeabili quasi tutta scorre e arriva più in fretta ai punti di scarico.
Strade, piazzali e tetti raccolgono l’acqua e la scaricano in pochi punti: se lo scarico finisce sul versante, l’acqua concentrata erode e satura proprio le zone più fragili.
Il principio di invarianza idraulica chiede che le trasformazioni del suolo non aumentino le portate scaricate: si ottiene con volumi di laminazione, superfici drenanti e scarichi controllati.
Nel modello le linee arancioni sono deflussi concentrati da cemento e scarichi; le linee blu i deflussi naturali.
Infiltrazione, falda e pressioni neutre
L’acqua che si infiltra satura la coltre e fa risalire la falda: aumentano le pressioni neutre e diminuisce la resistenza al taglio.
Secondo il principio degli sforzi efficaci, la resistenza al taglio dipende dalla differenza tra la tensione totale e la pressione dell’acqua nei pori: τ = c′ + (σ − u) · tan φ′.
Quando la pressione u cresce, la resistenza diminuisce anche se il peso e la geometria del versante non cambiano.
Il fattore di sicurezza è il rapporto tra resistenza disponibile e azione destabilizzante; la frana si innesca quando scende a 1.
Le piogge brevi e intense agiscono soprattutto sulle coltri superficiali; quelle prolungate fanno salire la falda e riattivano le frane profonde (Iverson 2000).
Il sottosuolo: fattori predisponenti
La vista esplosa separa uso del suolo, coltre, depositi alluvionali, flysch, argille, calcari e basamento: litologia, giacitura e acqua decidono dove e come una frana può avvenire.
Calcari e dolomie fratturati formano pareti ripide: crolli e ribaltamenti.
Argille e argille marnose: scivolamenti rotazionali, colate lente, espansioni laterali sotto placche rigide.
Flysch arenaceo-pelitico con strati a franapoggio: scivolamenti traslativi.
Coltri eluvio-colluviali sottili: frane superficiali e colate detritiche.
Le superfici di rottura (in rosso nel modello) attraversano gli strati e spesso seguono i contatti tra materiali con permeabilità diversa.
Inneschi e fattori predisponenti
Una frana avviene quando fattori predisponenti, presenti da tempo, e un fattore d’innesco, che agisce in un momento preciso, si combinano.
Marcatori arancioni: fattori d’innesco (piogge, terremoto, erosione al piede, sbancamenti, sovraccarichi, perdite di reti, incendi, impermeabilizzazione, fusione nivale).
Marcatori viola: fattori predisponenti (litologia, franapoggio, fratturazione, pendenza, coltri, acque sotterranee, uso del suolo, faglie, abbandono).
Marcatori verdi: drenaggi, monitoraggio e opere di mitigazione.
Perimetri gialli: corpi di frana.
Monitoraggio e mitigazione
Ridurre il rischio significa conoscere il fenomeno, misurarlo nel tempo, intervenire sulle cause e preparare la popolazione.
Conoscere: inventari delle frane (in Italia il progetto IFFI di ISPRA), rilievi geologici e geomorfologici, indagini in sito.
Misurare: pluviometri, piezometri, inclinometri, GNSS, estensimetri, interferometria radar da satellite e da terra, laser scanner e droni.
Intervenire: regimazione e drenaggio delle acque, opere di sostegno, consolidamenti, difese spondali, opere di protezione (barriere, briglie, vasche).
Prepararsi: pianificazione urbanistica, soglie di allerta, piani di protezione civile, informazione dei cittadini.
Vajont, 9 ottobre 1963
Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 circa 270 milioni di m³ di roccia del versante settentrionale del Monte Toc scivolarono nel serbatoio della diga del Vajont. L’onda scavalcò la diga, che resistette, e distrusse Longarone e altri abitati della valle del Piave: quasi duemila vittime.
Tipo di movimento: scivolamento traslativo in roccia lungo una superficie a forma di sedia, impostata su strati calcarei a franapoggio con sottili interstrati argillosi (Hendron e Patton 1985).
Era un’antica frana riattivata: i movimenti, misurati dal 1960 insieme alla fessura perimetrale a M, crescevano e calavano con il livello del lago (Semenza e Ghirotti 2000; Genevois e Ghirotti 2005).
Il collasso finale fu molto rapido, nell’ordine di decine di metri al secondo: la massa attraversò la valle e risalì il versante opposto.
La diga ad arco (261,6 m) restò in piedi: il disastro fu causato dall’onda generata dalla frana nel serbatoio.
Nel modello 3D la massa (263 milioni di m³ dal confronto tra i terreni prima e dopo) e l’onda sono ricostruite su dati reali (DTM 5 m, ortofoto AGEA 2024) con il solutore delle acque basse del progetto: è una ricostruzione didattica, non una perizia.
Glossario
Coronamento
Parte più alta del versante non ancora mossa, subito a monte della scarpata principale.
Scarpata principale
Superficie ripida a monte del corpo di frana, lasciata scoperta dal movimento.
Corpo di frana
Massa spostata dal movimento.
Piede
Parte inferiore del corpo di frana, che spesso sovrascorre il terreno a valle.
Superficie di rottura
Superficie lungo cui avviene lo scorrimento (o zona di taglio, se ha spessore).
Franapoggio
Giacitura degli strati inclinati nello stesso verso del versante.
Reggipoggio
Giacitura degli strati inclinati in verso opposto al versante.
Pressione neutra
Pressione dell’acqua nei pori del terreno; riduce la tensione efficace e quindi la resistenza al taglio.
Coltre
Copertura di terreno sciolto (eluvio-colluviale, detritica, piroclastica) sopra il substrato.
Conoide
Deposito a ventaglio allo sbocco di un torrente in una valle più ampia.
DGPV
Deformazione gravitativa profonda di versante: movimento lentissimo che interessa un intero versante.
InSAR
Interferometria radar ad apertura sintetica: misura da satellite o da terra spostamenti di millimetri.
GNSS
Sistemi di posizionamento satellitare (GPS, Galileo e altri) usati per misurare gli spostamenti.
Inclinometro
Tubo installato in un foro di sondaggio che misura le deformazioni orizzontali in profondità.
Piezometro
Strumento che misura il livello o la pressione dell’acqua nel terreno.
Briglia
Opera trasversale in un torrente che riduce la pendenza e trattiene il materiale.
Bibliografia
Varnes D.J. (1978). Slope movement types and processes. In: Schuster R.L., Krizek R.J. (a cura di), Landslides: Analysis and Control. Transportation Research Board, Special Report 176, National Academy of Sciences, Washington D.C., pp. 11–33. Classificazione originale per tipo di movimento e materiale.
Cruden D.M., Varnes D.J. (1996). Landslide types and processes. In: Turner A.K., Schuster R.L. (a cura di), Landslides: Investigation and Mitigation. Transportation Research Board, Special Report 247, pp. 36–75. Classi di velocità e nomenclatura delle frane complesse.
Hungr O., Leroueil S., Picarelli L. (2014). The Varnes classification of landslide types, an update. Landslides, 11(2), 167–194. Aggiornamento della classificazione: materiali geotecnici, 32 tipi di frana, deformazioni di versante.
Highland L.M., Bobrowsky P. (2008). The Landslide Handbook — A Guide to Understanding Landslides. U.S. Geological Survey, Circular 1325. Manuale divulgativo: tipi, cause, segni premonitori, mitigazione.
Caine N. (1980). The rainfall intensity–duration control of shallow landslides and debris flows. Geografiska Annaler, Series A, 62(1–2), 23–27. Soglie di pioggia intensità-durata per frane superficiali e colate.
Keefer D.K. (1984). Landslides caused by earthquakes. Geological Society of America Bulletin, 95(4), 406–421. Tipi di frana indotti dai terremoti e loro frequenza.
Iverson R.M. (1997). The physics of debris flows. Reviews of Geophysics, 35(3), 245–296. Meccanica delle colate detritiche.
Iverson R.M. (2000). Landslide triggering by rain infiltration. Water Resources Research, 36(7), 1897–1910. Infiltrazione, pressioni neutre e innesco da pioggia.
Terzaghi K. (1950). Mechanism of landslides. In: Paige S. (a cura di), Application of Geology to Engineering Practice (Berkey Volume). Geological Society of America, pp. 83–123. Cause delle frane e ruolo della pressione dell’acqua.
Masson D.G., Harbitz C.B., Wynn R.B., Pedersen G., Løvholt F. (2006). Submarine landslides: processes, triggers and hazard prediction. Philosophical Transactions of the Royal Society A, 364(1845), 2009–2039. Frane sottomarine, inneschi e tsunami.
Dramis F., Sorriso-Valvo M. (1994). Deep-seated gravitational slope deformations, related landslides and tectonics. Engineering Geology, 38(3–4), 231–243. DGPV e loro rapporto con frane e tettonica.
Varnes D.J., IAEG Commission on Landslides and other Mass-Movements (1984). Landslide hazard zonation: a review of principles and practice. UNESCO, Natural Hazards 3, Parigi. Definizioni di pericolosità, vulnerabilità ed elementi a rischio.
ISPRA — Progetto IFFI, Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia. Inventario nazionale delle frane e relativa classificazione dei tipi di movimento.
Semenza E., Ghirotti M. (2000). History of the 1963 Vaiont slide: the importance of geological factors. Bulletin of Engineering Geology and the Environment, 59(2), 87–97. Storia degli studi geologici, antica frana riattivata, ruolo dei fattori geologici.
Genevois R., Ghirotti M. (2005). The 1963 Vaiont Landslide. Giornale di Geologia Applicata, 1, 41–52. Sintesi dell’evento: geologia, movimenti precursori, dinamica e conseguenze.
Hendron A.J., Patton F.D. (1985). The Vaiont slide, a geotechnical analysis based on new geologic observations of the failure surface. Technical Report GL-85-5, U.S. Army Corps of Engineers, Waterways Experiment Station, Vicksburg. Superficie di scorrimento a sedia lungo livelli argillosi; analisi geotecnica.